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Una musica senza nome di Giampiero Bigazzi




Quando penso a Wim Mertens, raffinato musicista e intellettuale, e alla sua musica, lieve ma interiormente complessa, m’immagino momenti di pacata quotidianità, romantica e minima, intima. Piccole ma intense stanze con molta luce, un chiarore che ti riscalda dentro. Finestre che offrono sprazzi sul profondo verde delle Ardenne o sull’ondulata linearità delle Fiandre. M’immagino un leggero vento, di quelli che ti svegliano e ti obbligano a pensare, e il Mare del Nord, freddo ma coinvolgente, come sfondo.
Pianista e compositore fiammingo, Mertens si è imposto come ricercatore di musiche non convenzionali, come un artista paradigmatico nel frastagliato universo dell’avanguardia europea. Le sue composizioni, improntate da chiari echi provenienti dalla tradizione classica e da una vocazione melodica di matrice popolare, appaiono sostanzialmente leggere, cariche di bellezza, ma anche intrinsecamente complicate, spesso articolate in ardite strutture labirintiche. Sviluppate attraverso un’intricata matassa di citazioni e richiami.
Un intenso lavoro sempre in equilibrio fra teoria e pratica: la lunga serie di prodotti discografici, dagli album per pianoforte e voce a quelli realizzati con originali piccole orchestre, a quelli dedicati a uno strumento solo (tutti lavori che non nascondono mai il principio di dare al disco il giusto ruolo di oggetto d’arte), le colonne sonore per il cinema e il teatro, la feconda attività concertistica svolta sui palcoscenici di tutto il mondo. Le storie raccontate non con le parole, ma con l’intima delicatezza del suo personale linguaggio vocale. Le orchestrazioni inconsuete, affatto altere.
In vent’anni di carriera (avendo intrapreso la professione di musicista relativamente tardi), ha fatto breccia sugli animi più sensibili, ma forse anche su una fetta di umanità contraddittoria e inaridita, preoccupata ma disponibile verso la libertà intellettuale. Verso una spiritualità laica. Verso l'uso dell' intelligenza. E quindi predisposta alla ricchezza dei sentimenti.
Mertens è un vero e proprio maestro della divulgazione d’avanguardia, con la sua musica colta e accessibile.
Una musica senza confini, senza timori, senza nome.


A music with no name by Giampiero Bigazzi

When I think about Wim Mertens, refined musician and intellectual, and his delicate but internally complex music, I imagine moments of every day calm, romantic and intimate, tiny. Small but intense rooms with a lot of light, a radiance that warms from within. Windows that offer glimmers of the deep green of the Ardennes or the undulating linearity of Flanders. I imagine a light wind, that wakes you and compels you to think, and the North Sea, cold but enthralling, as a backdrop. Flemish pianist and composer, Mertens stands out for his research into non conventional music, a paradigmatic artist in the fretted universe of the European avant-garde. His compositions, full of distinct echoes from the classical tradition and a popularly rooted musical vocation, appear fundamentally light, charged with beauty, but also intrinsically complicated, often articulated in bold labyrinthine structures. Developed through an intricate coil of quotations and references.
Mertens’s work balances theory and practice: the long series of recorded works, from the albums for piano and voice to those made with small original orchestras, to those dedicated to a single instrument (all works which uphold the principle of granting the record its deserved status as work of art), the soundtracks for cinema and theatre, the prolific concert performances on stages all over the world. The stories told, not in words, but through the intimate delicacy of his personal vocal language. The unusual orchestrations, absolutely superb.
In a career spanning twenty years (having entered the music profession relatively late) Mertens has found his way into the most sensitive hearts, but maybe also into those belonging to a contradictory and withered slice of humanity, anxious, but receptive to intellectual freedom. To a lay spirituality. To the use of intelligence. And therefore open to the richness of feeling.
Mertens is a real master in popularising the avant-garde, with his accessible and cultured music. A music without borders, without fear, and with a name to came.